Report, allevamenti e Covid-19, cos’è successo?

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Allevamenti Covid-19

Non sono i nostri allevamenti a far aumentare l’inquinamento, tanto meno a favorire la diffusione del Covid-19“. Gli allevatori di Granda sono infuriati con la trasmissione “Report” di Rai 3.

Ma cos’è successo? Facciamo un passo indietro.

In questo periodo è cresciuta l’attenzione degli studiosi sui rapporti tra virus e animali, sia sul fronte dell’origine delle patologie sia sulla loro diffusione.

Si è infatti formulata l’ipotesi che l’inquinamento prodotto dagli allevamenti, in particolare le enormi quantità di ammoniaca derivante dalle deiezioni, favorisca la trasmissione del Covid-19.

La ricerca più recente è stata prodotta in Italia dalla Società italiana di medicina ambientale e ipotizza che il Pm10 alimentato dagli allevamenti intensivi abbia aiutato la diffusione del coronavirus in Pianura Padana.

Infatti, secondo un’inchiesta di Report il maggior spandimento dei liquami nel Bresciano (autorizzato dalla Regione Lombardia), avrebbe generato più Pm10 e favorito la diffusione del Covid-19.

Una lettura falsata dei dati

A rispondere a questa inchiesta sono diversi esperti di settore.

Ad esempio Roberto Moncalvo, delegato confederale di Coldiretti Cuneo:

“Una lettura falsata dei dati. A Whuan e New York, dove il virus si è maggiormente diffuso, non ci sono stalle, mentre nel Cuneese le cifre ufficiali parlano di appena un 5% di emissioni da parte degli allevamenti. Inoltre, con traffico e attività industriali ridotte al minino, il crollo degli inquinanti fa capire che l’allevamento non impatta sull’ambiente”.

O ancora, Enrico Allasia, presidente di Confagricoluta Cuneo:

“Inaccettabile collegare le stalle alla pandemia. Gli allevatori hanno fatto grandi investimenti per la sostenibilità, stanno garantendo cibo a tutti e l’Ispra certifica che dall’agricoltura arrivano emissioni inquinanti nettamente inferiori a quelle di altri comparti produttivi”.

Allevamenti e Covid-19, chi ha ragione?

L’idea di partenza del servizio è giusta: sensibilizzare il consumatore affinché si renda conto dell’impatto ambientale che ha ogni sua scelta alimentare. 

Ma i giornalisti di Report hanno dovuto inserire anche dei riferimenti alla Covid-19.

Ma perché, mi chiedo, rovinare un servizio infilandoci la Covid-19? Perché fa figo e in questo momento fa anche audience.

Ma in realtà, le risposte che emergono dall’inchiesta di Report non raccontano, come si sostiene, una scomoda verità. Raccontano una possibile verità.

Ma se da un lato è vero che certe dinamiche consumistiche debbano essere riviste, dall’altro gli allevamenti offrono garanzie di sicurezza igienica maggiore.

Il tutto perché il benessere animale è una tematica sempre più presente sugli scaffali dei supermercati, indice di una maggior consapevolezza da parte dei consumatori. 

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