Italiani disposti a pagare di più la carne di animali “felici”

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animali felici

Indagine Coldiretti/Ixè: quasi 2 italiani su 3 sono disposti a pagare di più per carne ottenuta da animali “felici”, ovvero rispettando al massimo il loro benessere.

Ecco perché negli ultimi anni sono comparsi, sulla carne confezionata di pollo, bovino e maiale, ma anche sul latte e sulle uova, diciture sul benessere animale. Spesso però non è chiaro a cosa facciano riferimento queste affermazioni, e può capitare che le dichiarazioni sulla confezione suggeriscano situazioni ben diverse dalla realtà.

Italiani disposti a pagare di più la carne di animali “felici”

Le modalità

Le modalità con cui gli animali devono essere allevati sono normate a livello generale da una direttiva europea, recepita dalla nostra legislazione con il D.Lgs. 146 del 2001 che garantisce un livello “minimo” di benessere: nutrimento, riparo dal freddo, assenza di mutilazioni e di altre sofferenze.

Esistono inoltre norme specifiche per le diverse specie ,ma anche queste spesso garantiscono solo requisiti minimi.

Per esempio una norma, come quella sui polli, che permette di allevarli con una densità che può arrivare a 21 capi per metro quadrato, non può garantire il benessere per questi animali”.

Le tristi condizioni

Le tristi condizioni di vita in cui non di rado versano gli animali da allevamento, rivelate in questi anni da diverse inchieste, hanno mosso le coscienze dei consumatori che hanno iniziato a cercare garanzie su ciò che acquistano.

Garanzie che possono essere fornite solamente dalla definizione di norme precise e dalla certezza che gli enti preposti ne verifichino il rispetto.

Per far questo però mancano le norme di riferimento. Infatti una norma specifica esiste solo per alcuni settori, come il pollo da carne, la gallina ovaiola, il suino e il vitello da latte, mentre non esiste per i bovini – né da carne né da latte – né per il coniglio, né per alcune specie avicole.

I consumatori possono scegliere uova di galline allevate con diversi metodi, perché in questo caso le norme sono chiare e a ogni tipo di allevamento (biologico, all’aperto, a terra oppure in gabbia) corrisponde un diverso codice sulle uova.

La stessa cosa dovrebbe accadere per il suino, il bovino o per il latte, per rendere i consumatori in grado di distinguere un prodotto dall’altro.

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