Streptococcus uberis, il batterio della mastite “frustrante”

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Streptococcus uberis

Streptococcus uberis, il batterio della mastite “frustrante”

Streptococcus uberis è riconosciuto in molti paesi del mondo come il patogeno problematico per eccellenza della mastite, che può causare casi difficili da curare e propensi alle recidive.

Frequenti sono le conversazioni tra allevatori e veterinari in cui i primi sono soliti affermare: “Ho trattato la vacca e tutto sembrava andare bene finché, proprio quando avevo deciso di reintrodurre il suo latte nella cisterna, la mastite è riapparsa”. Non sorprende, dunque, che Streptococcus uberis venga chiamato il patogeno della mastite “frustrante”.

Trovare un trattamento efficace in queste situazioni è spesso difficile, quindi la prevenzione dei casi di mastite da Streptococcus uberis apporta risultati più soddisfacenti rispetto al tentativo di trattare il problema.

Streptococcus uberis è un batterio che comunemente provoca la mastite sia clinica che subclinica nei bovini da latte. È in grado di colonizzare sia gli animali che l’ambiente ed è prevalentemente presente nel letame e in materie organiche, compresi i materiali della lettiera. Streptococcus uberis è stato rilevato nell’apparato digerente (labbra, tonsille, rumine, retto e feci), nell’apparato respiratorio, nel tratto urogenitale, nelle ferite e negli ascessi infetti, nel pelo, nello sfintere, nel canale e nella cute del capezzolo e nelle ghiandole mammarie infette dei bovini.

Come si diffonde

Streptococcus uberis si diffonde principalmente attraverso l’apparato digerente delle vacche che si leccano e si puliscono; circa il 50% dei campioni di cute di vacche da latte è infatti positivo a Streptococcus uberis. Un altro mezzo di diffusione è la contaminazione fecale dell’ambiente dove vive la vacca, essendo circa il 25% delle feci positive a Streptococcus uberis. Infatti, nei terreni usati per pascolare gli animali sono presenti livelli superiori di Streptococcus uberis rispetto a quelli non utilizzati per il pascolo. Anche la contaminazione fecale della lettiera o delle cuccette (stabulazione libera) determina livelli elevati di Streptococcus uberis, la cui proliferazione è agevolata ulteriormente dall’uso di materiali organici come paglia o segatura. La presenza nell’ambiente di Streptococcus uberis provoca la contaminazione dei capezzoli e delle loro estremità, con conseguente aumento dei tassi di infezione intramammaria.

Insorgenza dell’infezione

Le vacche da latte vengono comunemente infettate tramite fonti ambientali nel periodo di asciutta, dando luogo spesso a casi clinici durante la lattazione successiva. Tuttavia, l’infezione può insorgere anche nelle vacche in lattazione, considerando che i primi 75 giorni sono associati a un rischio maggiore rispetto al resto di tale periodo. Comunque fino al 60% dei casi clinici di mastite può avere origine nel periodo di asciutta. I tassi di infezione più elevati si riscontrano subito dopo la messa in asciutta e nel periparto. La tipizzazione del ceppo ha evidenziato che alcune infezioni da Streptococcus uberis possono diventare persistenti e quindi assumere potenzialmente un comportamento simile a un contagioso. In queste situazioni, in un singolo allevamento, si evidenziano spesso solo pochi ceppi, a differenza delle mandrie dove la fonte ambientale di infezione riveste un ruolo importante e si evidenziano numerosi ceppi eterogenei.

Durata e manifestazioni

La durata delle infezioni da Streptococcus uberis può variare considerevolmente e circa il 60% delle infezioni ha una durata inferiore a 30 giorni; tuttavia si ritiene che approssimativamente il 18% di esse possa diventare cronica e perdurare per oltre 100 giorni. Sono state segnalate anche infezioni da Streptococcus uberis che sono persistite durante i periodi di asciutta e perdurate fino a 20 mesi. Sebbene queste infezioni subcliniche siano sempre più riconosciute come un problema, le vacche affette da infezioni croniche, che potenzialmente possono fungere da importante fonte di nuove infezioni, rappresentano spesso solo una piccola percentuale della mandria da latte; pertanto i fattori ambientali restano in genere la principale preoccupazione.

Come per qualsiasi infezione intramammaria, l’aspetto del latte prodotto da quarti infettati da Streptococcus uberis può presentare diverse alterazioni, dall’assenza di anomalie visibili nei casi subclinici, alla denaturazione del latte associata a coaguli o gonfiore della mammella anche con latte acquoso in caso di mastite clinica. I casi di mastite clinica da Streptococcus uberis sono di solito di grado 1 (interessamento solo del latte) o grado 2 (interessamento del latte e della mammella), e solo pochi casi passano al grado 3 (interessamento di latte, mammella e vacca).

Strumenti di prevenzione

  • Piano a 5 punti e routine di mungitura. Negli ultimi decenni, nell’allevamento mondiale della vacca da latte sono stati ottenuti miglioramenti significativi in termini di salute della mammella (tassi di mastite clinica e conte delle cellule somatiche del tank del latte) adottando misure basate sul controllo degli agenti patogeni responsabili della mastite contagiosa. In 3 dei 5 punti del piano di controllo, le misure comprendono il trattamento e l’abbattimento volti ad eliminare le infezioni esistenti. Si tratta tuttavia di misure che hanno scarso effetto sulla prevenzione della mastite causata da patogeni ambientali. Queste misure possono comunque essere utili in presenza di ceppi persistenti e adattati alla mammella.
  • Igiene ambientale. Riducendo al minimo l’esposizione dell’estremità del capezzolo a Streptococcus uberis o ad altri agenti patogeni ambientali della mastite come E.coli, ottimizzando la gestione dell’igiene ambientale e con una buona preparazione della mammella prima della mungitura, si ridurranno significativamente i tassi di nuove infezioni intramammarie.

Fonte Agronotizie

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